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FAQ - TU CHIEDI, L'ASM RISPONDE


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Argomento: RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI UMIDI DOMESTICI

Domanda:
Raccolta differenziata della frazione organica domestica, costi del servizio, (chiusura del) ciclo dei rifiuti e dintorni.

In data 12 novembre è comparsa su una testata "on line" la lettera di un utente, tormentato da un (comprensibile) dubbio sulle modalità di conferimento della frazione organica domestica (che da qualche tempo è oggetto di raccolta differenziata in varie zone della città). All'utente (ed a più di altre 8.700 famiglie) è stata consegnata una pattumiera (con coperchio) ed una dotazione di sacchetti biodegradabili. Terminati questi ultimi, l'utente ha chiesto all'ASM come conferire i rifiuti, e gli è stato risposto di usare quelli di plastica. Da cui il dubbio: ma come, i sacchetti nei quali conferire la "frazione organica" non devono essere necessariamente biodegradabili?

La lettera è stata commentata innanzi tutto dalla redazione della testata che ha sfoderato una serie di commenti particolarmente interessanti:
  1. una iniziativa come la raccolta differenziata della frazione organica non può essere affidata alla collaborazione dei cittadini che, … non ricevono nulla in cambio;
  2. "… è scomodo mantenere il sacchetto nel contenitore in quanto … emette cattivo odore …";
  3. è grave che la stessa ASM non si sia attrezzata per la fornitura di sacchetti biodegradabili e alla fine consigli agli utenti di utilizzare quelli di plastica.
Altre considerazioni sono poi venute da vari lettori, i quali hanno segnalato che:
  1. "la differenziazione dovrebbe servire a far sì che quanto "distruggibile" con minima spesa (incenerimento) possa essere distrutto … In condizioni di gestione corretta del ciclo dei rifiuti (cosa che non credo sia il caso di Molfetta), ci sarebbe al limite anche il ritorno economico";
  2. Una tassa di 270 €/anno viene definita "ingiusta", anche perché applicata anche a chi si impegna al massimo nella raccolta differenziata.
Confermando la linea, da tempo adottata, di astenerci dalle polemiche, coltivando però un confronto costruttivo con gli utenti, e quindi cercando di fare chiarezza su tutti i problemi che (con onestà intellettuale e di intenti) vengono sollevati, esponiamo quanto segue.
  1. Le pattumiere ed i sacchetti biodegradabili che l'ASM ha distribuito (e , purtroppo, su varie migliaia di casi, possono anche essere intervenuti alcuni disguidi: segnalateceli e cercheremo di risolverli) sono state fornite gratuitamente dal Consorzio ATO Rifiuti cui il Comune di Molfetta aderì nel 2007. Obiettivo della fornitura è quello di "orientare" i comportamenti degli utenti, non di costituire un "impegno permanente" alla fornitura di sempre nuovi sacchetti. Vero è, infatti, che i rifiuti organici li abbiamo sempre prodotti, e finivano nel sacchetto dei rifiuti indifferenziati (che ciascuno di noi si era procurato), dove "occupavano spazio" e producevano (anche lì) cattivo odore. Obiettivo della raccolta differenziata non è quello di "evitare il cattivo odore" (che c'era anche prima), ma di sottrarre rifiuti alle discariche, preservando l'ambiente e le sue risorse non rinnovabili.
  2. Quanto tempo ci mettono, i sacchetti biodegradabili, a degradarsi? Alcune settimane: potete verificarlo da soli, tagliuzzando un sacchetto, seppellendolo in un vaso (con una pianta, in modo da esser certi che vi sia una certa attività biologica), annaffiando e controllando periodicamente (d'altra parte: se la "degradazione" fosse immediata, rischieremmo di vedere il sacchetto "sciogliersi" sotto i nostri occhi). E quindi: che fine fanno i sacchetti biodegradabili che, dopo la alcune settimane (di compostaggio), non si sono ancora degradati? Vengono allontanati dal "compost" avviato a maturazione lenta mediante una operazione meccanica (la vagliatura) che deve comunque essere effettuata per separare altri scarti (i "sovvalli") che, comunque, sono presenti nel compost.
  3. Ma allora, così come possono venire allontanati (mediante vagliatura) i sacchetti biodegradabili - non - ancora - degradati, possono essere allontanati anche altri tipi di sacchetti (ad esempio in plastica)? Si, è senz'altro possibile. È però necessario che il gestore dell'impianto (al momento: TERSAN Puglia, impianto sito in Modugno) abbia la possibilità di verificare, "allo scarico", la qualità dei rifiuti conferiti (ovvero che si tratti effettivamente di "frazione organica", e non di rifiuti "tal quali"). È per questo motivo che (già da tempo) abbiamo scritto sul nostro sito che è possibile conferire rifiuti organici anche in sacchetti di plastica, purché trasparenti.
  4. Qual'é il "ritorno economico" della raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti urbani? La raccolta differenziata ("capillare", con piccoli contenitori, piccoli mezzi, elevato rapporto ore uomo/ tonnellate raccolte), com'è intuitivo, costa di più della raccolta del rifiuto indifferenziato (effettuata "in massa", con grandi contenitori, grandi mezzi, bassissimo rapporto ore uomo/ tonnellate raccolte). La tariffa di conferimento in discarica, allo stato, è di 59,80 €/t. Quella di conferimento all'impianto di compostaggio è di 70,00 €/t. Totale: la raccolta differenziata ed il recupero della frazione organica, sotto il profilo strettamente economico, costano nettamente di più della raccolta e dello smaltimento in discarica del rifiuto indifferenziato. Resta il fatto che la raccolta differenziata è obbligatoria per legge (indipendentemente dalla convenienza economica), che l'attivazione dell'impianto di compostaggio comunale determinerà una situazione radicalmente diversa, che indici di raccolta differenziata elevati ci consentono di ottenere riduzioni sulla "ecotassa" (il "tributo speciale" che si paga sui rifiuti smaltiti in discarica).
  5. L'incenerimento è economicamente conveniente? Tra le varie tecnologie di eliminazione dei rifiuti (riduzione dei rifiuti, recupero di materia - mediante riciclaggio, compostaggio, ecc. - incenerimento, discarica) l'incenerimento è quella che ha le tariffe più elevate. Anche per questo, nella gerarchia europea dei metodi di eliminazione dei rifiuti, è penultima (preferita solo alla discarica).
  6. Cosa bisogna fare per ridurre la "Tassa rifiuti"? Forse non ci facciamo caso, ma una tassa di 300,00 €/anno, per una famiglia di tre persone, equivale a 27 centesimi al giorno per persona. Tanto premesso, e pensando a ridurre i costi a carico dei cittadini, le voci più onerose del bilancio dell'ASM sono:
  1. a. Il conferimento in discarica di rifiuti indifferenziati: tra raccolta, trasporto e smaltimento, si perviene ad un consto annuo dell'ordine di 3,0 milioni di euro;
  2. b. Lo spazzamento delle strade e dei mercati: tra le varie componenti, non meno di 2,0 milioni di euro all'anno.
Se imparassimo a non imbrattare le strade ed i mercati di cartacce e rifiuti vari, potremmo "spostare" circa 20 unità dalle attività di pulizia del suolo pubblico alle raccolte differenziate porta a porta, diminuendo il costo dello smaltimento in discarica ed aumentando i ricavi per la cessione di materiali recuperati (ricavi che, ad oggi, sfiorano i 0,6 milioni di euro). In Sintesi:
  1. La frazione organica dei rifiuti urbani può essere conferita anche in sacchetti di plastica, in quanto facilmente separabili nel corso del processo di compostaggio. È importante, però (al fine di permettere al gestore dell'impianto di controllare la qualità dei rifiuti in ingresso), che tali sacchetti siano trasparenti o semitrasparenti);
  2. Alcune raccolte differenziate (come plastica e cartone) danno importanti ritorni economici (anche se è ben difficile raggiungere un "pareggio di bilancio"). Altre invece (come "frazione organica, RAEE, rifiuti ingombranti) sono nettamente "passive" sotto il profilo strettamente economico;
  3. Raggiungere elevati indici di raccolta differenziata, peraltro, è un obbligo di legge finalizzato alla protezione dell'ambiente. A nostro parere esso va rispettato, anche se comporta costi di gestione più elevati di una "barbara" raccolta indifferenziata destinata allo smaltimento in discarica.
Un "grazie" sincero a tutti gli utenti che, con onestà di intenti, cercano il confronto ed il dialogo per aiutarci a migliorare il servizio che rendiamo.

Novembre 2010.
ASM – Molfetta.





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Argomento: RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI UMIDI DOMESTICI

Domanda:
L'azienda provvederà alla consegna dei sacchetti biodegradabili per la raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti?
E in caso negativo dove è possibile acquistarli oppure si possono usare i normali sacchetti in plastica?


Risposta:
Continuano a pervenire a questa ASM richieste in merito alla fornitura dei sacchetti biodegradabili per il conferimento dei rifiuti organici. Allo scopo, nel ribadire e confermare in toto quanto già riportato sul ns. sito sezione FAQ “RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI UMIDI DOMESTICI: IL SACCHETTO BIODEGRADABILE E' OBBLIGATORIO?”, riteniamo opportuno fornire le ulteriori seguenti precisazioni:
  1. Purtroppo la fornitura di sacchetti biodegradabili è “UNA TANTUM”, unitamente alla consegna delle pattumiere domestiche, come tali assegnate al Comune di Molfetta dall'ATO (Ambito Territoriale Ottimale) BA/1.
    L'A.S.M. ha in corso uno studio costi/benefici per la verifica della possibilità di una fornitura, “a tappeto” dei sacchetti biodegradabili.

  2. Per quanto a noi noto, i supermercati LIDL e FAMILA sono già dotati di sacchetti biodegradabili.
    È peraltro verosimile prevedere che anche le altre catene della “grande distribuzione” si doteranno di tale articolo.

  3. I responsabili dell'impianto di compostaggio, presso il quale vengono conferiti i rifiuti organici della r.d. cittadina, hanno confermato la possibilità di conferire l'umido domestico con sacchetti in plastica purchè trasparenti, in modo da consentire al personale dell'impianto i necessari controlli.


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Argomento: RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI UMIDI DOMESTICI

Domanda:
RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI UMIDI DOMESTICI: IL SACCHETTO BIODEGRADABILE E' OBBLIGATORIO?


Risposta:
Nelle ultime settimane abbiamo consegnato a circa 7.000 famiglie molfettesi il “kit” per la raccolta differenziata dei rifiuti “organici”, costituti principalmente da scarti alimentari, ma anche da terriccio o foglie secche di piante domestiche, lettiere di animali domestici, tovagliolini in pura cellulosa (usati), ecc.

Il “kit” consegnato è composto da:
  • Una pattumiera;
  • Un volantino esplicativo;
  • Un certo numero di sacchetti realizzati con “MATERBI”, un film semitrasparente, di consistenza simile a quella della plastica, ma realizzato con amidi vegetali, e quindi “biodegradabile”.
La partenza del servizio di raccolta è fissata per Lunedì 19/07/2010. Gli utenti sono chiamati a depositare i propri rifiuti, chiusi nei citati sacchetti biodegradabili – semitrasparenti, all'interno di appositi contenitori di colore marrone.
Il conferimento dovrebbe avvenire 4 giorni/settimana (LUN, Mer, Ven e Sab), e così pure lo svuotamento dei contenitori.

Alla domanda degli utenti più lungimiranti (“Quando i sacchetti termineranno, cosa accadrà?”) è stato risposto in modo vario e forse non sempre completo, per cui riteniamo opportuno fornire le seguenti indicazioni.

Non v'è dubbio che, per la raccolta differenziata dei rifiuti organici domestici (chiamati anche “umido”, “organico”, “biologico”, ecc.), i sacchetti a perdere biodegradabili siano l'accessorio ideale: ve ne sono in “MATERBI”, ma anche i cartone cerato ed in altri materiali. Essi “scompaiono” durante il processo di compostaggio semplicemente “degradandosi” al pari dei rifiuti.

È anche vero, peraltro, che gli impianti di compostaggio sono dotati di macchine che, in una delle fasi del processo, possono facilmente separare gli eventuali sacchetti in plastica dai rifiuti (organici) in lavorazione.
Ed allora: per il conferimento dei rifiuti organici, possono essere usati anche normali sacchetti in plastica, in luogo di quelli biodegradabili?

Il problema dei sacchetti in plastica è che generalmente non sono trasparenti o semitrasparenti, per cui non consentono al personale incaricato dell' “accettazione” (presso l'impianto di compostaggio), di verificare visivamente se il rifiuto che sta arrivando è effettivamente “organico” oppure contiene eccessive quantità di “sovvalli” (ovvero rifiuti d'altra natura, che non possono e non devono essere avviati al processo di compostaggio).

Si tratta di un problema serio: tutto ciò che non è “organico” costituisce uno scarto difficile da gestire e costoso da smaltire: una sua presenza eccessiva può indurre il gestore dell'impianto di compostaggio a respingere il carico in ingresso, piuttosto che accettare un carico eccessivamente “sporco” (che è poi precisamente il problema che ci ha indotto, due anni or sono, a sospendere la raccolta differenziata della frazione organica: era troppo “sporca”, e l'impianto di compostaggio non l'accettava. In quei casi, una volta giunti all'impianto di Modugno e scaricati i rifiuti, li si dovevano ricaricare e portare alla discarica di Trani).

Riassumendo e concludendo:
  1. Il sacchetto biodegradabile è certamente preferibile a qualsiasi altro. Purtroppo i sacchetti hanno ancora costi piuttosto elevati, e prevederne la fornitura, “a tappeto”, comporta un onere non facile da sostenere. È anche vero, peraltro, che ove le raccolte differenziate si diffondessero e specializzassero ulteriormente, con la corrispondente contrazione dei costi di smaltimento, ben si potrebbe decidere di affrontare un maggior costo per questa specifica fornitura. Si tratta di una decisione che potrà essere assunta solo più avanti, anche alla luce dei risultati del nuovo servizio;

  2. L'uso di sacchetti di plastica, in luogo di quelli biodegradabili non è vietato, perché non genera difficoltà di processo insormontabili. È però preferibile ricorrere, ove non si disponga di quelli biodegradabili, a sacchetti trasparenti, in modo da consentire al personale dell'impianto di compostaggio i necessari controlli;

  3. Ci riserviamo di dare ulteriori notizie ed indicazioni più avanti, alla luce degli elementi che acquisiremo dopo l'avvio del nuovo servizio (e, ci auguriamo, dopo il ritorno in esercizio dell'impianto di compostaggio comunale).



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Argomento: PILE E BATTERIE

Domanda:
Salve.vorrei cortesemente conoscere dove sono ubicati i contenitori per pile e batterie(gradirei un elenco dettagliato tramite mail),perchè se ci sono(io non ne ho visto alcuno nel raggio di km)sono assolutamente pochi ed insufficienti e mi costringono a depositare pile nei rifiuti distinti. Grazie.

Risposta:
Batterie ed accumulatori possono essere conferiti ai rivenditori di materiali elettrici, dotati di contenitori "da banco" (quelli stradali sono stati eliminati in quanto venivano continuamente vandalizzati). Per opportuna conoscenza precisiamo che le batterie e gli accumulatori "pericolosi" sono solo quelli che contengono piombo, mercurio e nichel - cadmio. Le normali pile "zinco - carbone" ed "alcaline", invece, sono classificate "rifiuti non pericolosi", alla stregua di tutti gli altri rifiuti domestici. L'ASM invita la cittadinanza a conferire le batterie e gli accumulatori di provenienza domestica presso i rivenditori di cui si è detto.




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Argomento: LAMPADE A BASSO CONSUMO, RACCOLTE DIFFERENZIATE E DINTORNI

Una testata giornalistica “on line”, circa dieci giorni fa, ha pubblicato lo “sfogo” (così definito dalla lettrice) di Antonia D., la quale sollevava alcuni problemi in ordine alla corretta gestione, da parte dell'ASM, delle lampadine a basso consumo. L'utente segnala in sostanza che, dopo aver impiegato “diverse settimane” a raccogliere “una ventina di lampade a basso consumo … anche tra amici e familiari …”, ha tentato di conferirle presso l'isola ecologica mobile presidiata da un dipendente dell'ASM, il quale avrebbe dato l'indicazione di depositarle nel contenitore dedicato al vetro. L'utente quindi, partendo dal presupposto che le lampade in questione contengono “… mercurio, argon, fosforo, materiali plastici, circuiti elettronici …”, sviluppa varie considerazioni:
  1. Le lampadine a basso consumo, come “… tutti gli apparati elettrici ed elettronici …” sono oggetto di raccolta differenziata ai sensi del decreto legislativo n. 151/2005 e del decreto ministeriale n. 185/2007. I “vertici” dell'ASM ne sono certamente al corrente ma, evidentemente, hanno collocato presso l'isola ecologica un dipendente non adeguatamente (in)formato;
  2. Le lampadine in questione, se smaltite in discarica, generano un impatto ambientale disastroso in quanto i metalli (in particolare il mercurio) passano in falda e la contaminano;
  3. Molfetta è Comune pluripremiato per le raccolte differenziate, ma queste vengono eseguite correttamente? Potremmo ritrovarci “… una vagonata di lampade e lampadine di natura varia …” all'interno dei rifiuti di vetro provenienti da raccolta differenziata? E, più in generale: le “impurità” presenti nei materiali raccolti sono tali da incidere sull'entità del corrispettivo riconosciuto dai diversi Consorzi affiliati al CONAI (COMIECO per il cartone, COREPLA per la plastica, CIAL per l'Alluminio, ecc.)?
Lo “sfogo” è stato commentato da vari altri lettori / utenti, alcuni dei quali hanno sollevato altre questioni indubbiamente rilevanti:
  1. C'è chi ha conferito lampade presso l'isola ecologica ubicata “sotto il ponte nuovo” ed ha visto l'operatore dell'ASM che le associava al vetro;
  2. C'è ancora chi ritiene che la raccolta differenziata sia inutile, perché “… alla fine poi mettono tutto insieme lo stesso”;
  3. C'è chi propone di interrogare l'ASM circa il destino dei frigoriferi e dei pneumatici raccolti in modo differenziato.
Mantenendo la linea, da tempo adottata, di astenerci dalle polemiche, coltivando però un confronto costruttivo con gli utenti, e quindi cercando di fare chiarezza su tutti i problemi che (con onestà intellettuale e di intenti) vengono sollevati, esponiamo quanto segue.
  1. Le lampade non più funzionanti rientrano nei “Rifiuti di Apparecchi Elettrici ed Elettronici” (in sigla RAEE).
    Essi vengono raccolti presso “Centri Comunali” e ritirati da uno specifico Consorzio Nazionale (sul tipo di quelli affiliati al CONAI) che li avvia ad impianti di trattamento convenzionati. Il personale impiegato presso tali “Centri Comunali” deve aver seguito un corso di formazione della durata di 16 ore.

  2. I RAEE contengono sostanze potenzialmente pericolose per l'ambiente e la salute?
    Alcuni si (ad esempio i frigoriferi fabbricati prima del 1992, che contenevano CFC), altri no (i frigoriferi prodotti dopo il 1992 non contengono “sostanze pericolose per l'ozono”). Le lampade, in particolare, contengono sostanze pericolose? Alcune si (quelle fluorescenti), altre no (quelle ad incandescenza, siano esse “tradizionali” o “a basso consumo”, come le alogene).

  3. I RAEE sono “rifiuti pericolosi” ai sensi di legge?
    La “legge quadro” in materia (il decreto legislativo n. 152/2006), al comma 5 dell'art. 184 stabilisce che “Sono pericolosi i rifiuti non domestici indicati espressamente come tali, con apposito asterisco, nell'elenco di cui all'allegato D …” (il grassetto è dello scrivente).

  4. È realistico temere che il vetro proveniente dalla raccolta differenziata di Molfetta possa risultare contaminato da “… una vagonata di lampade e lampadine …”?
    Nel 2009 abbiamo raccolto a Molfetta 1.015 tonnellate di vetro, materiale la cui abbondanza relativa all'interno degli RSU è indicata nel 6%. Il vetro recuperato è stato “ripulito” dalle impurità presenti (vedi anche il punto n. 5 che segue) ed avviato a recupero. Non abbiamo ricevuto, dal gestore dell'impianto cui il vetro è stato conferito (Centro Recupero Rottami Vetro – Trani), neanche una segnalazione in ordine alla presenza di materiali indesiderati. Può essere significativo evidenziare, inoltre, che l'abbondanza relativa dei RAEE all'interno dei rifiuti urbani è valutabile in qualche unità percentuale (indicativamente: il 3%), mentre si stima che l'abbondanza relativa delle lampadine all'interno del “comparto RAEE” sia dell'1% (e quindi pari allo 0,03% del totale dei rifiuti urbani, 200 volte inferiore a quella del vetro).

  5. I rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata sono abbastanza “puliti” da essere avviati immediatamente a recupero?
    Ahimè, no: tutti i rifiuti raccolti in modo differenziato, di qualsiasi filiera (carta e cartone, vetro, plastica, indumenti, ecc.), devono essere “ripuliti” delle impurità, che sono presenti sempre e comunque. In altri termini: i rifiuti provenienti da raccolta differenziata, così come scaricati all'impianto di selezione dell'ASM, non hanno le caratteristiche che i “Consorzi di filiera” richiedono per il riconoscimento dei corrispettivi di cui all'accordo quadro “ANCI – CONAI”. In assenza della selezione effettuata da ASM quei rifiuti verrebbero “respinti” dagli impianti di trasformazione ed avviati a discarica. Attenzione: questo vale per Molfetta e per tutte le altre città. Presso l'impianto di selezione dell'ASM, infatti, si esegue la “pulizia” dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata di una dozzina di comuni che, grazie a tale attività, percepiscono i “contributi” dei diversi Consorzi.

  6. Dove vanno a finire gli scarti dell'attività di selezione?
    Gli “scarti” in uscita dagli impianti di selezione / recupero (dall'impianto di Molfetta, da quelli di trattamento dei RAEE e da qualsiasi altro) vanno a recupero energetico (incenerimento, eventualmente previo trattamento) oppure a smaltimento, generalmente in discarica (eventualmente previo trattamento). A tal fine vengono utilizzate, ovviamente, diverse categorie di discariche, alcune delle quali sono “dedicate” ai rifiuti “pericolosi”, altre a rifiuti che pericolosi non sono. Tutte le discariche vengono progettate, realizzate e gestite (previa autorizzazione di una Pubblica Autorità, spesso la Provincia) con l'obiettivo prioritario di evitare dispersioni di sostanze nocive nell'ambiente.

  7. Ma le sostanze nocive eventualmente pervenute in una discarica possono raggiungere la falda e contaminarla?
    Se tali sostanze sono solubili, possono “sciogliersi” nel percolato, il quale migra verso il fondo della discarica, dove viene bloccato da una guaina impermeabile e canalizzato verso una vasca di raccolta, dalla quale viene quindi aspirato ed avviato a depurazione. Attenzione: se la guaina impermeabile “perde”, il percolato perviene alla sottostante barriera argillosa (presente in tutte le discariche). Se anche questa non riesce a bloccarlo, esso raggiunge il sottosuolo. Se questo è fratturato, il percolato può procedere nel suo cammino verso il basso e, nel caso in cui la discarica sia stata realizzata a breve distanza da una “falda libera” (cioè una falda non protetta da uno strato roccioso impermeabile, come avviene ad esempio in gran parte della provincia di Bari), può contaminarla.
    È opportuno, comunque, sottolineare che quella appena raffigurata è una situazione "anomala" e "patologica", non certo la "regola generale" (il rifiuto va in discarica? ci ritroveremo la falda contaminata) come alcuni potrebbero ritenere.

Tanto esposto, con specifico riferimento alle questioni sollevate dai diversi utenti, precisiamo che:
  1. Gli operatori utilizzati da ASM presso l'isola ecologica hanno seguito il corso di formazione previsto per gli addetti ai “Centri Comunali di Raccolta”. Chiunque abbia invitato l'utente a depositare le lampadine all'interno del contenitore del vetro (fossero esse “ad incandescenza”, e quindi prive di sostanze potenzialmente pericolose, oppure “fluorescenti”), ha sbagliato. Ringraziamo quindi l'utente che ci ha consentito di rilevare un problema.
    L'isola ecologica “sotto il ponte nuovo” è chiusa dal 2007, anno durante il quale è diventata applicabile la normativa sui RAEE. Le norme che disciplinano l'attività di Centri di Raccolta, invece, è del maggio 2009. Il conferimento di lampade all'isola ecologica del “ponte nuovo” è quindi avvenuto, si deve ritenere, prima che la gestione dei RAEE venisse puntualmente definita.
  2. Si ritiene fortemente improbabile (e comunque non si ha alcun elemento in tal senso) che il vetro proveniente dalla raccolta differenziata di Molfetta sia stato contaminato. Tutti i materiali provenienti da raccolta differenziata, così come raccolti, non hanno le caratteristiche richieste dai Consorzi di Filiera e, per poterli cedere incassando i corrispettivi di cui all'accordo ANCI – CONAI, occorre selezionarli.
  3. La selezione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata di Molfetta (e di diversi altri Comuni) avviene presso l'impianto aziendale sito nella Zona Industriale. Gli scarti dell'attività di selezione, potenzialmente pericolosi per l'ambiente oppure no, vengono avviati a recupero energetico oppure a smaltimento nel rispetto delle prescrizioni di legge (e quindi presso impianti – anche discariche – autorizzati a ricevere i diversi rifiuti di volta in volta rinvenuti). Gli impianti di smaltimento, se correttamente progettati, realizzati e condotti, prevengono la dispersione delle sostanze inquinanti nell'ambiente.
  4. È falso che i rifiuti raccolti in modo differenziato vengano “messi tutti insieme”. Nel 2009 l'ASM, a fronte di costi per smaltimento in discarica pari a circa 1,3 milioni di euro, ha percepito ricavi per circa 0,45 milioni di euro dalla cessione di materiali recuperabili, provenienti dalla raccolta differenziata di Molfetta (e debitamente selezionati). Invitiamo tutti gli increduli (e soprattutto i genitori che, per giustificare / mascherare la propria pigrizia, dicono bugie ai propri figli) a venire a vedere i materiali in deposito presso il nostro impianto (e, naturalmente, anche gli scarti rivenienti dall'attività di selezione, potenzialmente pericolosi e non, in attesa di essere avviati a corrette forme di smaltimento). Ricordiamo, inoltre, che ogni chilogrammo di rifiuto sottratto alla discarica ed “associato” alle raccolte differenziate produce risparmi per circa 0,60 euro (mancato smaltimento) e ricavi per circa 0,10 euro (cessione dei materiali recuperati).
  5. I frigoriferi raccolti dall'ASM vengono conferiti a “RI.PLASTIC s.r.l.”, Zona industriale di Baragiano, 85050 Balvano (PZ); autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Potenza n. 1577 del 30/04/2009.
    I pneumatici raccolti da ASM vengono conferiti alla ditta “ECORICICLA s.r.l.”, S.P. 141 per Manfredonia, km 0 + 900; autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Foggia n. 173 del 04/04/2007.
Basta chiedere.

Febbraio 2010.

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